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Livio Tommasini : KETTLEBELL TRAINING E BRAZILIAN JIU JITSU
Inviato da admin il 11/03/2010 13:02:07 (6595 letture) News dello stesso autore

Diversamente da altre discipline marziali – non solamente quelle di “striking” come la muay thai o la boxe, ma anche quelle di “grappling” come il judo o la greco-romana – nel BJJ il praticante deve far lavorare il proprio fisico nella sua totalità in modo rapido, continuo, esplosivo e, soprattutto, per lungo tempo.

Differentemente da quanto immaginabile con l'allenamento tradizionale fatto di manubri e bilancieri, la kettlebell è fondamentale anche per la preparazione atletica ad alcuni sport, in particolare alle arti marziali o agli sport da combattimento.

Da queste due considerazioni separate si confluisce in un unico ragionamento, che illustrerà che utilizzare tale strumento come integrazione all'allenamento con manubri e bilancieri o da solo per le discipline in cui l’eccessivo accrescimento muscolare “legherebbe” l’atleta, è il fulcro della teoria per cui la lotta a terra giova dell’inserimento di un training mirato di kettlebell.

Partiamo innanzitutto col considerare oggetto della nostra ipotesi un medio praticante agonista di una specialità a terra completa come il Brazilian Jiu jitsu - questo perché va da sé che un dilettante gioverebbe a priori di un kettlebell training mirato a prescindere dalla disciplina che poi andrà ad affrontare, mentre un esperto competitore nel campo trarrebbe piuttosto benefici di “mantenimento “ di quanto ha conseguito nella sua carriera, ben più difficili da evidenziare nel loro sviluppo.

Il presupposto base prende come assunto la dinamica, la durata e il dispendio di energia, costante e nei suoi picchi: nei tornei di Brazilian Jiu Jitsu ogni singolo incontro ha una durata che varia dai cinque minuti per le cinture bianche ai dieci per le cinture nere. In una giornata di torneo può capitare che un atleta si trovi a dover salire sul tatami anche sei, sette volte in un periodo relativamente breve, con tempi di recupero indefinibili e variabilissimi, sottoponendo se stesso a uno stress e a un affaticamento indubbiamente notevoli: combattere al suolo per un tempo medio di sei sette minuti contro un avversario di pari peso, allenato, forte, lontanissimo come noi dalla sola idea di mollare non è facile, tutt’altro.

Sottomissioni e/o strangolamenti sono solo il punto di arrivo di un percorso fatto di atterramenti, passaggi di guardia, “sgrimadas”, “raspados” (destabilizzazioni), “montadas”, tutti portati con la massima velocità e la massima efficacia possibili, quindi con un perfetto controllo della tecnica e dell’equilibrio del proprio corpo: è facile intuire che la capacità di rimanere concentrati sotto sforzo prolungato è fondamentale.

Il kettlebell training viene a essere il migliore amico del lottatore proprio per la specificità che lo contraddistingue: esser capace di sviluppare contemporaneamente e al meglio forza, resistenza e robustezza mentale. Bene lo ha capito Steve Maxwell, grandissimo campione di BJJ e Senior RKC, che è riuscito a condensare in un unico esercizio (Turkish Get Up) ciò che più serve ad un lottatore: riuscire a mantenere per un tempo più o meno lungo la concentrazione, mentre si esegue una movimentazione che, seppur non complessa, risulta complicata dal gioco di forze ed equilibri che vengono a crearsi durante la sua esecuzione.

Naturalmente i cultori del body building puro avranno sostenuto tutti almeno una volta che con una gamma completa di esercizi con le macchine si può avere lo stesso risultato, a prescindere dal risparmio di tempo e dalla praticità della kettlebell, che può essere trasportata,non esige grandi spazi e cambi di attrezzi inutili, la chiave per contrastare quest’affermazione sta nella parola “balistica”.

Gli esercizi balistici hanno la prerogativa di portare a un notevole aumento della capacità cardiovascolare, della stabilità e dell’equilibrio e a uno sviluppo della presa nelle mani molto importante nella lotta. Se a questi esercizi applichiamo poi una tecnica estremamente impegnativa (e non per tutti) come quella dell’Hyperpower, i risultati che si possono ottenere saranno incredibili.

Possiamo suddividerli nelle seguenti categorie:

Fisici anatomici: uno dei requisiti fondamentali per la lotta a terra è senza dubbio un’elevata massa muscolare, indispensabile per smorzare i duri colpi causati da atterramenti, proiezioni, e resistere alle prese. Parte del carico di lavoro è quindi destinata inizialmente al culturismo, svolto principalmente con “pesi liberi”, al fine di sviluppare la parte superiore del corpo soprattutto spalle, collo, pettorali, bicipiti, tricipiti, addominali, e lombari, in quella inferiore invece quadricipiti, bicipiti femorali e polpacci. Occorre precisare che un’eccessiva muscolatura potrebbe risultare controproducente nelle competizioni per quegli atleti che cercano di contenere il loro regime calorico per rientrare in una categoria inferiore.

L’uso delle kettlebell può svolgere con maggior efficienza tutta questa parte del programma propedeutico, e anche migliorare il rendimento metabolico dell’atleta che vuole aumentare la propria massa magra sostituendola a quella grassa limitando l’aumento di peso: con sessioni di swing ed esercizi base, si porta a termine la preparazione aerobica senza gravare sulle articolazioni, soprattutto inferiori, che in un lottatore sono spesso esposte a traumi dovuti alle leve articolari.

Per quel che riguarda la forza in genere, si incrementa in palestra attraverso esercizi tipici della pesistica e del carico da sollevamento. Stacchi, trazioni alla sbarra, panca piana e squat sono i movimenti fondamentali per un lottatore, come anche strappi, portate al petto e slanci. Inutile dire che tutto questo può essere sostituito da semplici esercizi come lo snatch il clean e jerk che se eseguiti correttamente sollecitano la spinta di gambe e piedi in un movimento del tutto simile alla posizione iniziale della lotta,che conserva un baricentro alternato avanti-dietro utilissimo per esercitare resistenza verso le prese dell’avversario e scaricare l’urto a terra tramite i talloni.

Persino la presa delle mani, così importante nelle discipline in kimono e così trascurata in pratica, giova del controllo della stretta con la kettlebell e del rafforzamento della struttura del polso.

Psico-caratteriali: Essere sovrastati da un energumeno pesante quanto te che cerca di strangolarti, per di più in riserva di fiato, dopo uno sforzo prolungato può essere un’impresa troppo grande per una mente fragile.

Il cultore delle Kettlebell impara a resistere ancora un po’, e ancora un po’, il che può tornare utile nel Brazilian Jiu jitsu dove i limiti della tempistica di immobilizzazione sono puramente teorici,sapere che si può sopportare significa avere del tempo per escogitare un diversivo e mettere in pratica una delle prime leggi di un grande lottatore “c’è sempre una via di uscita”.

Incremento delle prestazioni: in uno sport dinamico e complesso, praticato con un avversario in competizione e in allenamento con diversi partner, è difficile essere obiettivi riguardo alla propria resa quotidiana,si sentono facilmente frasi alterne come “oggi ero un po’ fiacco”o “oggi ho steso tutti”,molto spesso i fattori che intervengono a convincere l’atleta di questo sono illusori,e ledono la sua auto motivazione in un senso o nell’altro,portandolo a sottovalutarsi o a sopravvalutarsi.

Con la kettlebell è impossibile fraintendersi, il risultato del lavoro combinato di tempistica e ripetizioni dà un riscontro pressoché scientifico, sul lungo periodo.

Dopo due mesi già si può tracciare l’andamento di un aspetto specifico data la sicurezza che se si è applicata la giusta costanza all’allenamento un calo di prestazioni dipende da un elemento estraneo e si manifesta come un outlier statistico,ovvero un dato estraneo al range medio delle altre prestazioni.

Esemplificando con una situazione pratica frequentemente accadibile sul tatami immaginiamo due atleti di cui uno scivoli a fianco dell’altro supino a terra e lo immobilizzi comprimendolo a terra.

Questa posizione viene chiamata usualmente “cento chili”.

Sebbene la pressione esercitata in una ”cento chili” sia uno dei segreti di un lottatore di Jiu jitsu di successo,l’incremento del quoziente di peso gestito con disinvoltura al termine di un mirato kettlebell training costituisce un valido supporto per liberarsi di tale pressione.

L’elenco di situazioni del genere dove forza e concentrazione sono fondamentali è virtualmente infinito, a conclusione di tutto, dalla postura all’equilibrio, dalla forza alla resistenza, il Kettlebell training e il Brazilian Jiu jitsu si sposano in maniera ottimale per la loro peculiarità nei rispettivi ambiti, entrambi sono delle basi propizie per derivarne altre discipline, entrambi offrono una completezza di tecnicità e creatività individuale a chi sceglie di usufruirne, entrambi affondano le proprie radici lontano nel tempo pur rimanendo attuali e usufruibili proprio in virtù della loro intrinseca semplicità.

Come molte relazioni che non saltano all’occhio all’osservatore sporadico e profano,due materie che conseguono un buon fine,se unite ne rendono uno ottimo,sapere coglier questo dettaglio è proprio dell’atleta scrupoloso,che non trascura il particolare perché sa che tutto tornerà utile al momento giusto.



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